mercoledì 13 gennaio 2010

AAA coerenza ed onestà cercansi!


Torno a scrivere sul mio blog dopo tantissimo tempo ed il motivo è che volevo commentare questa notizia su Facebook, mettendola come stato, tuttavia era troppo lunga e quindi questo sarà il mio primo post del 2010 (non sono però in grado di dirvi quando sarà il prossimo).

Poco fà stavo leggendo Libertà - quotidiano storico di Piacenza, per chi non lo sapesse -, in particolare un articolo che parlava delle prossime iniziative del c.d. Popolo Viola, ovverosia coloro che hanno organizzato l'inutile "No Berlusconi Day": dico inutile, perché tutto ciò che è solo "contro", non serve assolutamente a niente, a prescindere dal fatto che le mie idee politiche sono sicuramente affini a Berlusconi.
Tornando all'articolo, vi posterò ora due passaggi che, a leggerli, ho avuto un mix tra il divertimento e la stizza. A voi i commenti:
Sonia *** [i cognomi li ometto per rispetto della privacy NdTojo] e Maria Cristina ***, 31 e 45 anni, sono le coordinatrici, insieme ai poco più che ventenni Matteo *** e Andrea ***. <<Non abbiamo tessere di partito - dichiarano orgogliosamente - e nel nostro movimento trovano spazio dai ragazzini ai pensionati, dagli elettori di centro sinistra agli ex berlusconiani ed ex "aennini". Siamo semplicemente gente stufa di essere presa per i fondelli>>.
Questo era il primo pezzo, apparentemente ineccepibile. Ma leggiamo il secondo spezzone dell'articolo:
Dopo l'incontro zero del 28 dicembre il Popolo Viola piacentino si riunirà sabato 23 alle 0re 18 nella sede dell'Italia dei Valori [sì, il partito di Di Pietro: indovinato!]: <accettiamo riconoscenti l'ospitalità>>.
Sarà, ma preso per i fondelli mi sentirei io, se andassi ad una riunione apartitica, per poi trovarmi dritto-dritto nella sede del quarto partito italiano per elettorato!

E non accampiamo scuse sulla mancanza di sede: da che mondo è mondo, se uno ha bisogno, i posti dove poter fare un incontro non partitico ci sono, dalle parrocchie alle case private!

Le famose manifestazioni "spontanee" ed "autoconvocate"...

Che c'azzecca?...

Per quelli che leggono i miei noiosi post tramite Facebook, ricordo che essi si possono rintracciare anche al "vero" indirizzo del blog:
http://tojothelord.blogspot.com

lunedì 29 giugno 2009

Una spiegazione convincente per l'attuale fase positiva di Borsa

Alluminio 1/01/08-29/06/09
Nickel 1/01/08-29/06/09
Rame 1/01/08-29/06/09
Chiunque operi, studi o si interessi di mercato finanziario e di Economia in generale non potrà non essersi chiesto dove stesse il senso dell'attuale fase euforica delle borse: la crisi economica sta mostrando tutta la sua profondità e gravità, le produzioni industriali dei vari Paesi segnano il passo, così come il livello occupazionale, per non parlare dell'elevato tasso di fallimenti societari.
Perché allora le borse fanno come se niente fosse?

Qualcuno propone la teoria per cui il mercato finanziario stia scontando la probabile ripresa di fine 2009: io personalmente non ci credo, e non perché non creda alle possibilità del mercato di incorporare - ed in qualche modo prevedere - la ripresa economica, ma semplicemente perché non credo assolutamente che ci sarà ripresa alla fine del 2009. Anzi, io non credo che questa arriverà nemmeno per il principio del 2010: non mi spingo oltre, andrei nel campo della preveggenza e non della finanza...

Dò credito invece, per quel che ovviamente vale la mia opinione - quasi nulla -, a chi, come Marigia Mangano, su Il Sole 24 Ore.com, collega l'attuale rally borsistico all'immensa massa di liquidità riversata dalle Banche centrali nell'economia mondiale negli ultimi mesi.

In pratica, per semplificare, saremmo di fronte al dispiegarsi della famosa legge per cui, ad eccesso di offerta di moneta, segue un'impennata, più o meno grande, dei prezzi e quindi dell'inflazione.
Qualcuno dirà: "ma perché allora non vediamo l'inflazione nelle rilevazioni fatte sui panieri dei beni di consumo?"

La risposta, anche se non pretende di essere la Verità, si potrebbe articolare così.
Gli investitori hanno per le mani una grande massa di liquidità da utilizzare e, poiché le aspettative per quanto riguarda l'economia c.d. "reale" (ovvero "cose che sferragliano" [cit.]) restano fosche, gli investimenti veri e propri languono, il reddito (dal PIL in giù) non cresce, e questi soldi si riversano nell'unica forma possibile di guadagno in questo periodo di incertezza: gli investimenti finanziari, ovvero tutto ciò che è dispregiativamente detto "speculazione". Ovviamente, l'impatto di così tanto denaro sui prezzi di azioni, obbligazioni, materie prime, etc. causa un movimento al rialzo dei prezzi di tutte queste attività, guidato non da necessità industriali ma da impieghi a breve termine.

Semplificando ulteriormente, si potrebbe dire che, per il momento, le spinte deflazionistiche che la recessione impone all'economia reale, sono ancora troppo superiori perché quelle inflazionistiche, derivate dall'espansione monetaria, abbiano effetti sui prezzi dei beni di consumo. Deflazione che invece non ha effetto sulle attività finanziarie, che quindi si apprezzano.

Non è una teoria così peregrina, in quanto, già negli anni precedenti a questa crisi, le manovre espansive e le politiche di bassi tassi di interesse (per loro natura inflazionistiche), non avevano avuto praticamente effetto sui prezzi al consumo per l'esistenza di potenti forze deflattive che ne annullavano gli effetti (per esempio l'ingresso della manodopera e dei prodotti indo-cinesi, a buon mercato, sul palcoscenico mondiale).

Staremo a vedere, io mi limito a fornire questo spunto di lettura dell'attuale fase di Borsa, sapendo benissimo che potrei sbagliarmi, ed anche di grosso. ;-)

P.s. In apertura di post ho riportato i grafici dei prezzi di alluminio, nickel e rame (tre delle materie prime più importanti, oltre alle "classiche" acciaio, petrolio e gas) dal primo gennaio 2008 ad oggi. Buona lettura!

Lord tojo


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giovedì 25 giugno 2009

Fallimento del mercato???


Rimuginavo su questa cosa da un bel po' di tempo ma solo oggi trovo la voglia di esplicitarla: sto parlando dell'acceso dibattito attorno alle cause dell'attuale crisi (che tra l'altro da alcuni è già stata ridenominata "la Grande Recessione", alla faccia della transitorietà di cui parlano alcuni...), da moltissimi imputate alla deregolamentazione ed all'eccesso di libero mercato.

Ho volutamente messo in grassetto quelle ultime parole perché, prima di lanciarsi a dare colpe e cercare capri espiatori, è necessario riflettere bene su una cosa: è davvero "libero" il mercato finanziario che abbiamo visto finora?

Attenti! "Libero" non significa una condizione dove ognuno fa quello che vuole: quella si chiama anarchia, altrimenti detta Regno dell'Irresponsabilità.

Un mercato è autenticamente "libero" quando, sì è data la possibilità alle forze economiche e produttive di mettere in pratica tutte le loro spinte propulsive, liberando le stesse il più possibile da distorsioni e vincoli normativi che siano solamente di impiccio, ma anche - e direi soprattutto - quando vige e può applicarsi la legge del "chi sbaglia paga".
Il "chi sbaglia paga" significa che, se un'impresa commette degli errori, fa investimenti sbagliati, truffa i propri clienti/dipendenti/azionisti, deve essere consentito alle forze "sane" di stringere attorno a lei un "cordone sanitario" e di lasciarla affondare, liberando spazio economico per gli attori più credibili ed onesti.
Il "chi sbaglia paga" è lo strumento automatico di sanzione che gli operatori economici infliggono a chi li raggira od a chi non dimostra di essere capace di adempiere ai propri obblighi, sanzione che si esplica con l'uscita dal mercato del "colpevole".
Il "chi sbaglia paga" è l'unico vero modo per responsabilizzare pienamente gli amministratori delle aziende e delle banche a fare bene il proprio mestiere, perché costoro sarebbero consapevoli che, nel caso le cose andassero male, nessuno sarebbe lì a salvare il loro posto od a ripianare le perdite create da loro stessi.

Oggi invece il famoso "neoliberismo" altro non è che un'estensione mondiale del vecchio motto italiano per la FIAT: privatizzare i guadagni, socializzare le perdite.
Nello slang anglosassone imperante nel mondo economico-finanziario, questa massima torinese è translitterata in too big to fail: troppo grande per fallire.
Con questa regola demenziale e tipicamente politica - nel senso che l'hanno coniata e la applicano i politici, timorosi di perdere il famoso consenso, che comunque perderanno nel medio termine per l'incapacità di risolvere davvero le crisi - si è alimentata una irresponsabilità diffusa ai vertici delle grandi imprese e dei grandi conglomerati finanziari, i quali, ormai sicuri di avere sempre a disposizione una call sull'intervento pubblico "per il Bene dei cittadini", hanno solo pensato ad espandere la propria influenza economica e soprattutto politica.

Sento spesso accusare il capitalismo odierno (delle grandi firme, ben intendiamoci!) di essere orientato troppo al breve/brevissimo e non al medio-lungo termine.
Vero, ma il motivo principale sta in quanto ho scritto sopra: assicurare che la regola del too big to fail sarà applicata, equivale a togliere dalle priorità degli amministratori d'impresa il mantenimento continuo e costante di condizioni di solvibilità e di preservazione del continuum aziendale. Tanto risolverà qualcun altro i problemi che si porranno più in là.
Ed ovviamente, togliendo ai managers la preoccupazione di mantenere prima di tutto le condizioni di persistenza del business, a questi non resta altro che darsi da fare per massimizzare il profitto immediato ed a brevissimo dell'azienda, nell'ottica di una cash-cow: una mucca da mungere. L'ottica, da imprenditoriale, ovvero capacità di assumersi rischi in prima persona al fine di ottenere un guadagno, si trasforma in predatoria, vale a dire capacità di portar via quanta più "roba" possibile prima che qualcuno scopra l'inganno.

Per questo quelli che accusano il "libero mercato" di aver fallito sbagliano, anche se inconsapevolmente: pensano che quello che c'è stato (e c'è) sia liberismo, in realtà è puro e semplice assistenzialismo deresponsabilizzato.

Lord tojo

domenica 14 giugno 2009

Presentazione dell'ultimo libro di Gustave de Molinari

Su segnalazione di un caro amico di Roma, che gentilmente mi ospitò durante una "trasferta romana" per seguire un seminario di economia "austriaca", rendo noto ai miei pochi lettori che...

Lunedì 15 giugno, dalle ore 21, presso la sede della casa editrice Rubbettino (in Roma), ci sarà la presentazione dell'ultimo libro di Gustave de Molinari:
Le serate di rue Saint-Lazare.

Interverranno Raimondo Cubeddu (Università di Pisa) e Lorenzo Infantino (Luiss).


Se avete amici romani o comunque potenzialmente interessati, fateglielo sapere! ;-)

Lord tojo

sabato 13 giugno 2009

Il successo dei Venerdì piacentini ed il futuro del centro storico


Ieri sera, in concomitanza con la grande festa di ringraziamento per la vittoria di Massimo Trespidi - evento bellissimo e pieno di gente davvero entusiasta - vi è stata anche la prima puntata dell'edizione 2009 dei Venerdì piacentini: l'equivalente nostrano delle Notti Bianche di veltroniana e romana memoria.

Mi soffermo su questi, e non sulla festa per Trespidi (come potrebbe sembrare più logico), perché davvero l'effetto che m'ha fatto il vedere il centro storico di Piacenza così pieno di gente, così sgombro di automobili fastidiose, così "libero", mi ha riportato alla mente i mille dibattiti passati, presenti, e presumibilmente futuri, sulla sorte del cuore della nostra città.

L'esempio di come "funzionino" i Venerdì piacentini, a mio avviso è illuminante; la permamenza di un centro storico abitato e vissuto passa necessariamente per due cose:
  1. totale e definitiva pedonalizzazione della cerchia delle Mura farnesiane (condita, ovviamente, con un adeguato piano dei trasporti che preveda parcheggi con interscambi efficaci con i mezzi pubblici); e
  2. rilascio ai commercianti ed agli esercizi pubblici del centro storico di più ampie possibilità, riguardo ad orari di chiusura, costi dei plateatici (ora eccessivamente alti) ed organizzazione di eventi.
Liberiamo il centro dalle macchine e la creatività degli esercenti dai vincoli burocratico-amministrativi: avremo non solo i Venerdì piacentini, ma le Settimane piacentine!

Lord tojo